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Monitoraggio diga Capaccio sul Celone – Foggia

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GRUPPO DI RICRCA

 

Prof. Giampaolo Pennacchioni

– coordinamento generale – rilevamenti – analisi dei dati –

documentazione fotografica

 

Dott. Gianmarco Tartaglia

rilevamenti – documentazione fotografica – redazione delle schede di rilevamento

 

Sig.na Alessandra Balzano

– rilevamenti – redazione delle schede di rilevamento

Il lavoro è stato svolto con la collaborazione di Ekoclub provincia di Foggia.

Il presente lavoro riprende e continua le osservazioni condotte dall’Osservatorio di Ecologia Appenninica di Roseto Valfortore. La stessa struttura è anche attualmente impegnata nei rilevamenti e nello studio del sito.

 

Introduzione

Dopo l’iniziale monitoraggio degli impatti in fase di costruzione della diga (Pennacchioni, 1997), i rilevamenti sono ripresi in maniera metodica, con la presenza settimanale dei ricercatori nel 2013.

Si ringrazia in questa sede il personale impegnato nella diga per la collaborazione e la disponibilità prestate in questo periodo di tempo.

Un ringraziamento va fatto all’associazione EKOCLUB per la collaborazione ogni qual volta è stata richiesta e così pure all’Osservatorio di Ecologia Appenninica.

Il monitoraggio prosegue tutt’ora ed è programmato anche nei prossimi anni. Il sito, nel tempo, è diventato una importantissima stazione di sosta per moltissime specie di uccelli migratori e stanziali e un decreto di protezione metterebbe quest’area al sicuro permettendone una gestione migliore.

Il direttore scientifico

Dott. Nat. Giampaolo Pennacchioni

 

Breve storia naturale dell’invaso

 

Precedentemente all’inizio dei lavori di costruzione della diga, la zona era caratterizzata da un ambiente agrario, con una serie di colture intensive a cereali ed una serie di orti la cui coltivazione era facilitata dalla  presenza del torrente Celone lungo il cui alveo una serie di risorgive permetteva un sia pur minimo scorrimento di acqua ed una altrettanto minima captazione, spesso abusiva, per usi agricoli.

Tolta la porzione strettamente legata all’esistenza del corso d’acqua e caratterizzata da una discreta vegetazione ripariale, tutto l’insieme si presentava come una vallata piuttosto arida, tipizzata dai cicli di coltivazione ed il cui valore ambientale risultava essere piuttosto scarso.

Inoltre, una serie di sistematici e ciclici incendi della vegetazione ripariale, conseguenti alla pratica della bruciatura delle stoppie di grano, oltre ad una continua pratica di taglio abusivo degli alberi lungo le rive, contribuiva, anno dopo anno, all’impoverimento progressivo della zona.

L’area si presentava quindi con un valore ambientale basso, percorsa dal torrente Celone sul cui corso, in corrispondenza dei ponti, venivano riversate immondizie di ogni genere, percorsa ancora dal torrente S. Lorenzo, la cui portata, esclusi brevi periodi invernali, era minima e trascurabile.

 

L’ambiente oggetto della ricerca

L’area oggetto di interesse della ricerca è situata nel territorio tra i comuni di Lucera e Troia ed è costituita da una vallata posta a confine tra il Subappennino Dauno e il Tavoliere ed è attraversata da due torrenti: il Celone e il Lorenzo. Il territorio presenta delle caratteristiche ambientali dettate da vari fattori climatici e idrologici e uno spiccato intervento di tipo antropico. Il territorio segue un andamento di tipo collinare a profilo arrotondato che si addolcisce proseguendo verso il Tavoliere.

I torrenti di maggiore interesse sono il Celone e il Lorenzo. Il Celone nasce dal Subappennino e tra i due torrenti è il più ricco di acqua e che presenta la flora più ricca e variegata; Con una lunghezza di 70 km presenta una vegetazione di tipo arborea con essenze caratterizzanti quali salice e pioppo.

Il torrente Lorenzo ha le sue origini nei pressi di Monte Sidone e nelle vicinanze di Cannito di Baronesi si immetteva nel Celone, che va successivamente ad alimentare il Candelaro, mentre attualmente l’unione con il Celone avviene tramite l’invaso.

 

RISULTATI DEI RILEVAMENTI

 Le specie caratterizzanti.

 L’invaso è caratterizzato da una serie di specie che ormai fanno registrare una presenza stabile per tutto l’anno.

Accanto a queste esistono una serie di ulteriori specie che ciclicamente compaiono con regolarità nella zona sia utilizzandola come luogo di sosta per le migrazioni sia usandola come sito di svernamento.

garzetta

Specie regolarmente frequentanti l’area:

Sparviere

Falco pellegrino

Albanella pallida

Gheppio

Poiana

Airone guardabuoi

Airone cenerino

Airone bianco maggiore

Garzetta

Spatola

Cicogna bianca

Fenicottero rosa

Gru

Piro piro boschereccio

Piro piro piccolo

Corriere grosso

Corriere piccolo

Cavaliere d’Italia

Pavoncella

Piviere dorato

Combattente

Gabbiano Comune

Gabbiano reale

Sterna comune

Svasso maggiore

Germano reale

Moretta

Moretta grigia

Alzavola

Fischione

Moriglione

Volpoca

Cormorano

Folaga

Storno

Rondine comune

Balestruccio

Gruccione

Cannareccione

Canapiglia

Upupa

Colombaccio

Tortora dal collare

Usignolo di fiume

Ballerina bianca

Capinera

Pettirosso

Codirosso spazzacamino

Stiaccino

Cardellino

Allodola

Fringuello

Cappellaccia

Strillozzo

Taccola

Cornacchia grigia

Gazza

Volpe

Lepre

Cinghiale

 

DISCUSSIONE DEI RISULTATI

I rilevamenti hanno permesso di appurare una serie di elementi importanti nella dinamica delle frequentazioni dell’avifauna nel territorio di Capitanata.

L’invaso viene frequentato con maggiore assiduità nel periodo autunnale e invernale. Le presenze vanno gradualmente diminuendo nel periodo primaverile fino a divenire trascurabili nel periodo estivo.

Il periodo considerato nella tabella è relativo al solo 2013, dal momento di inizio dei monitoraggi.

In questo modo le prossime relazioni prenderanno in esame periodi corrispondenti all’anno solare.

Per alcune specie si registrano assenze in corrispondenza di alcuni  rilevamenti. Sono le specie che normalmente fanno la spola fra le varie aree umide del comprensorio e che sono presenti nell’invaso temporaneamente durante l’arco della giornata.

Si registra infatti una movimento consistente di avifauna dalla diga in esame alle altre aree umide del comprensorio, sia costiere (laghi di Lesina e Varano e aree umide sipontine a sud di Manfredonia) sia con altre aree umide interne (diga di Occhito, Diga Capacciotti, ecc.).

Le frequentazioni descritte nel presente lavoro, relative al periodo luglio – dicembre 2013, indicano la notevole importanza del sito nel panorama avifaunistico della Capitanata e impongono una riflessione sulla necessità di tutela dell’area. Occorre studiare una forma di protezione compatibile con le normali operazioni della diga.

Un altro elemento che riveste un aspetto relativamente negativo è quello della pressione di pascolo.

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Nell’area dell’invaso ed entro di esso insiste una popolazione consistente di bufalo, oltre che cavalli, bovini e asini. Mentre per equini e buoi il problema appare di lieve entità, i bufali occupano tutto il territorio, soprattutto nel periodo estivo quando le acque diminuiscono. Eventuali riproduzioni a terra vengono regolarmente distrutte con un danno significativo alle varie specie che tentano di nidificare. Una regolamentazione più rigorosa del pascolo porterebbe sicuramente ad un miglioramento della situazione ambientale.

L’area si qualifica soprattutto come zona di espansione della fauna nel territorio circostante arricchendone il patrimonio faunistico sia da un punto di vista prettamente naturale sia per una gestione venatoria delle specie presenti.

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