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REFERENDUM 17 aprile 2016 –

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 – Vademecum per l’uso Ekoclub International Onlus.

Il 17 aprile è indetto il referendum concernente l’attività estrattiva degli idrocarburi in Italia; abbiamo esplorato le ragioni del SÍ e del NO portate avanti dalle principali associazioni che si sono espresse prendendo posizione pubblicamente. Qui di seguito ne presentiamo un riassunto non esaustivo, preceduto da un chiarimento imprescindibile riguardo al reale contenuto del quesito referendario sul quale gli aventi diritto sono chiamati ad esprimersi. Dei 6 quesiti referendari presentati da 9 Consigli regionali lo scorso autunno e concernenti l’abrogazione di alcuni articoli del Decreto Sviluppo e del Decreto Sblocca Italia, la Corte Costituzionale ha ammesso un solo quesito, riguardante la durata delle concessioni offshore (in mare aperto). Questo in seguito ad alcune modifiche volte ad accogliere 5 dei 6 quesiti presentati ed apportate alla Legge di Stabilità per iniziativa del Governo e con l’approvazione del Parlamento lo scorso dicembre. L’unico quesito rimasto richiede in sostanza di esprimere un parere sul rinnovo di concessioni già esistenti ed aventi scadenze diverse. Tali concessioni riguardano esclusivamente compagnie impegnate nell’estrazione di gas e petrolio con piattaforme site in acque nazionali (entro 12 miglia dalla costa italiana). Il quesito non riguarda l’esplorazione o l’estrazione di idrocarburi sulla terraferma, né l’esplorazione o l’estrazione di idrocarburi in acque internazionali. Il numero delle concessioni coinvolte è relativamente esiguo: si tratta di circa il 35% degli impianti estrattivi “a gestione italiana” attivi nelle acque che circondano la nostra penisola. La maggior parte degli impianti coinvolti riguarda l’estrazione del gas. Di tutto il gas che viene prodotto in Italia 4/5 vengono estratti nel mare, di tutto il petrolio 1/4.

Se vincono i SÍ, le concessioni già esistenti non potranno essere rinnovate alla loro naturale scadenza ed i giacimenti dovranno essere abbandonati anche se ancora produttivi. Se vincono i NO, le concessioni alla loro scadenza potranno essere rinnovate, previa procedura di valutazione dell’impatto ambientale, continuando ad operare nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e tutela ambientale vigenti.

Vi è una terza ipotesi, che i votanti siano meno della metà più uno. In tal caso sarà come se avessero vinto i NO, ossia le cose restano come sono.

Le ragioni del SÍ all’abrogazione :

Promuovere la transizione energetica verso l’utilizzo di fonti rinnovabili

La vittoria del SÍ favorirebbe il rafforzamento di una “grande coalizione sociale per attuare una transizione energetica” fondata sulle fonti rinnovabili. Secondo i promotori del referendum ed i sostenitori del SÍ è possibile una transizione completa, con una copertura 100% rinnovabile dei consumi energetici del nostro Paese, e le condizioni per rinunciare all’utilizzo dei combustibili fossili sono favorevoli, dato che la “spinta referendaria costringe molte compagnie a rinunciare” all’estrazione ed alla ricerca di nuovi giacimenti.

 Riportare le decisioni a livello locale

La vittoria del SÍ costringerebbe il Governo a rivedere la delocalizzazione delle decisioni concernenti la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, dimostrando che “i territori continuano a contare”.

Diminuire il rischio ambientale e sanitario

Incidenti di vario tipo ed entità sono sempre possibili, ed in un mare chiuso come il Mediterraneo il disastro ambientale sarebbe amplificato. Inoltre, l’utilizzo dei combustibili fossili, ma anche dei prodotti dell’industria petrolchimica, sono una delle principali cause dell’inquinamento ambientale, dell’aumento delle emissioni di gas climalteranti, dei relativi danni alla biosfera in generale ed alla salute degli esseri umani in particolare.

Rinunciare a poco

Oltre al fatto che i giacimenti di idrocarburi in Italia non sono in grado di coprire il nostro fabbisogno energetico, le royalties versate dalle compagnie estrattive allo Stato sono le “più basse al Mondo”. Inoltre, ad oggi le “riserve certe” nei mari italiani equivalgono a solo a qualche settimana di consumi nazionali per quanto riguarda il petrolio e a qualche mese per il gas.

 Dimostrare la forza politica della società civile

La vittoria del SÍ avrebbe effetti a livello politico immediati, in quanto, al di là della specificità del quesito, dimostrerebbe che i movimenti che “lottano per i beni comuni”, sono in grado di modificare una Strategia Energetica Nazionale che ritengono sbagliata. Tenuto conto anche del fatto che, al momento, il referendum è l’unico strumento di cui i cittadini possono disporre “per dire la loro” su argomenti del genere. Valorizzare il turismo Piattaforme e trivelle “sono brutte da vedere”: scoraggiano potenziali nuovi turisti, interessati a godere del patrimonio naturalistico del Bel Paese.

Le ragioni del NO all’abrogazione.

 Preservare il potenziale economico

Alla scadenza delle concessioni verrebbero interrotti alcuni importanti investimenti in essere, e le ricadute economiche sarebbero estremamente negative. In Italia sono direttamente impiegate nelle attività estrattive diverse migliaia di persone, altre migliaia nell’indotto e decine di migliaia in imprese che producono beni e servizi per il comparto oil&gas. Inoltre, le royalties versate all’Erario dalle Compagnie Petrolifere ammontano a diverse decine di milioni di euro, gli investimenti superano il miliardo di euro, di cui un quarto va in ricerca e sviluppo. La vittoria del NO impedirebbe di rinunciare ad una “ricchezza attuale”, costituita anche da persone in carne ed ossa che lavorano e mantengono famiglie, e di rottamare un “driver di innovazione e avanzamento tecnologico”.

Riconoscere il reale livello del rischio ambientale e sanitario

Il petrolio e il gas “a chilometro zero”, o meglio in questo caso “estratti nel mare davanti a casa”, sono più sicuri e meno impattanti per l’ambiente, in quanto sottoposti a rigidi controlli secondo la normativa vigente. Inoltre, i controlli possono sempre essere migliorati, e dipendono da leggi per le quali sono “chiamati a rispondere” rappresentati politici eletti da noi. Negli ultimi 60 anni in Italia gli incidenti che hanno riguardato gli impianti di estrazione sono relativamente pochi, uno solo in mare.

Non mettere a rischio la sicurezza degli approvvigionamenti energetici

Attualmente non siamo in grado di rinunciare al petrolio e al gas, che coprono, insieme al carbone circa l’80% dei consumi del nostro Paese. È preferibile quindi produrne quanto più possibile qui, per ridurre la quota di dipendenza dall’Estero, tenuto conto anche del fatto che la maggior parte dei Paesi fornitori di queste fonti energetiche presentano gravissime carenze nell’ambito della protezione ambientale e della salute dei lavorati, ed alcuni sono teatro di sanguinose ed interminabili guerre.

Evitare ulteriori rischi ambientali

Fonti energetiche fossili e rinnovabili non sono per ora intercambiabili: al blocco delle estrazioni di idrocarburi in Italia seguirà l’inevitabile impennata delle importazioni dall’Estero. E di conseguenza con la vittoria del SÍ aumenterebbe il traffico di petroliere e gassiere nel Mediterraneo, e con questo le emissioni in atmosfera (considerato il tipo di carburante attualmente richiesto dal trasporto marittimo), nonché il rischio di incidenti navali.

 Riconoscere la mancanza di effetti positivi

Anche se vincesse il SÍ, il referendum non avrebbe alcun effetto positivo né formale né politico. I grandi giacimenti oltre le 12 miglia continuerebbero ad essere sfruttati, dal nostro Paese o da altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

estrazione inartico

Considerazioni finali

Ekoclub International è indubbiamente a favore di un incremento dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili ed allo sviluppo di tutte le tecnologie a supporto. Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere che la transizione energetica in atto è sottoposta a limiti che definiremmo “strutturali”, ovvero di tipo fisico, chimico ed ingegneristico, ma anche economico e sociale. La strada verso un’economia completamente sostenibile è quantomeno lunga e difficile: è oggettivamente illusorio tentare di percorrerla “a tutta velocità”. Per la conservazione e il miglioramento del nostro livello di benessere in generale, ed in particolare per la salvaguardia della nostra salute e dell’ambiente in cui viviamo, siamo convinti che occorra mantenersi liberi dai falsi miti e giungere a scelte ben ponderate e condivise.

Il Presidente e  P.E.

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