INCENDI PIEMONTE: storia di un disastro annunciato

admin0

incendi-piemonte

A differenza di quello che molti male informati vorrebbero far credere, l’emergenza appena esauritasi in Piemonte è frutto di una malgestione del territorio ormai progressiva e intenzionale.

Cercherebbero di assegnare la colpa degli incendi alla caccia, a persone che in questo periodo di attività venatoria ricevono solo un danno da territori incendiati che non sono praticabili e dai quali incendi non possono arrivare  benefici all’attività venatoria.

Ed allora invece di cercare colpevoli che difficilmente si potranno individuare, cerchiamo di capire le cause di questo fenomeno: ci risulta che gli incendi siano partiti a ridosso di aree protette e questo è stato ritenuto un indizio per dare colpe ai cacciatori.

Ecco, in nessuna zona d’Italia è mai successo che in periodo di caccia aperta siano stati appiccati incendi intenzionalmente a scopo venatorio. Semmai poi se qualcuno volesse ricevere un beneficio non va certo appiccato il fuoco nelle vicinanze perché in questo modo i selvatici si rintanerebbero nel centro dell’area protetta e di certo non uscirebbero fuori.

Allora ragioniamo meglio sulla situazione della caccia in Piemonte: da varie fonti venatorie e leggendo il calendario ed i regolamenti ci accorgiamo che questa regione è una di quelle in cui la caccia è stata penalizzata maggiormente negli ultimi anni, al punto che i cacciatori sono ormai molto ridotti ed in condizioni di esercitare la caccia con molte difficoltà.

Ad un’analisi più profonda e sensata ci appare evidente che la caccia è ormai molto meno praticata di un tempo e meno praticata del resto della nazione e questo porta a pensare che i territori devastati dagli incendi, rispetto al passato, siano trascurati dall’attività venatoria e ormai poco vigilati e gestiti dai cacciatori che sono tra le poche categorie di persone che seguono il territorio e vi fanno attività che lo rende più visitabile ed accessibile.

Ecco quindi svelato l’arcano, si cerca di scaricare sulla caccia responsabilità di accadimenti che viceversa sono sempre più frequenti proprio per la mancanza della vigilanza di fruitori del territorio come i cacciatori e in più contestualmente si assiste ad un graduale inselvatichimento faunistico e vegetale che rende i territori meno accessibili, più pericolosi e molto più ricchi di vegetazione infestante tipo erbacce secche che sono facilissimi inneschi di incendi anche semplicemente con mozziconi di sigarette, scintille di autovetture , moto e trattori o anche fenomeni naturali che seppur rari non sono impossibili.

Vorremmo anche sfatare il mito dell’innesco come sistema scientifico per dare inizio ad un incendio devastante: se il territorio è secco e ricco di vegetazione facilmente infiammabile qualsiasi delinquente è in grado di provocare un danno micidiale semplicemente con un grosso accendino in mano e percorrendo qualche sentiero per poi ritirarsi in auto o con altro mezzo in altra zona. Purtroppo è veramente fin troppo facile compiere un’azione così devastante ed è alla portata di tutti, specie purtroppo di persone che hanno un equilibrio psichico instabile, e non è certo il caso di cacciatori che sono ben controllati prima di ricevere la licenza. Per non parlare di cattive abitudini come quella di lanciare dal finestrino o a piedi mozziconi di sigaretta non spenti che si ritrovano continuamente nei boschi ma soprattutto lungo le strade.  Quindi la soluzione davanti ad un problema che è così difficile prevenire è di minimizzare gli effetti, migliorando la gestione boschiva e agricola dei territori , ad esempio con strade tagliafuoco e ripulendo con taglio boschivo ed altre manutenzione i terreni con geometrie corrette, ed infine aumentando il controllo o con piani estivi e  autunnali di monitoraggio (oggi i droni potrebbero aiutare molto) e facilitando le persone nella fruizione del territorio, quindi la caccia andrebbe semmai aiutata e aumentata nei numeri come dovrebbero essere aiutate altre attività simili (la caccia è stata ora chiusa in quelle zone).

La tendenza è invece quella di istituire grandi aree di conservazione con divieti di accesso  e con forti limitazioni ad attività di gestione del territorio, questi sì che sono potenziali  inneschi e “bombe” pronte ad esplodere in periodi di siccità eccezionali.

|

0

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

(required)
(required)

A- A A+

Options

Layout type:

liquidfixed

Layout color: